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Come leggere il nome scientifico di una pianta

Genere, specie, cultivar e sottospecie: come si legge il nome scientifico di una pianta e perché non cambia da un Paese all'altro

Come leggere il nome scientifico di una pianta

Foto di Thirdman su Pexels

Quando si parla di piante si sentono spesso nomi come “rosmarino”, “geranio” o “margherita”. Sono comodi, ma non sempre bastano: lo stesso nome comune può indicare piante diverse in regioni diverse, e piante identiche possono avere nomi comuni che non si assomigliano per niente. Il nome scientifico, invece, è lo stesso in Italia, in Cina o in Brasile.

Questo articolo spiega come è fatto un nome scientifico e come si legge: quali parole contano, quali si possono ignorare e perché a volte compare una lettera misteriosa come “L.” dopo il nome.

Perché il nome scientifico è più utile del nome comune

I nomi comuni cambiano da luogo a luogo: la stessa pianta può essere chiamata in modi diversi in due regioni vicine, e due piante diverse possono condividere lo stesso nome. Il nome scientifico, invece, è unico e universale: la nomenclatura botanica è l’unico sistema di classificazione riconosciuto in tutto il mondo.

Per chi coltiva, cercare il nome scientifico è spesso l’unico modo per essere sicuri di comprare o curare la pianta giusta.

Chi ha inventato il nome scientifico delle piante

Il sistema dei nomi scientifici si deve a Carlo Linneo, medico e botanico svedese nato nel 1707 e morto nel 1778. Nel 1753 Linneo introdusse la nomenclatura binomiale, basata sull’idea di dare a ogni specie due nomi: uno per il genere e uno per la specie.

Una curiosità: il cognome Linnaeus deriva dal tiglio (in dialetto svedese “lind”), l’albero che cresceva vicino a casa sua. Il padre di Linneo cambiò il cognome ispirandosi proprio a quell’albero. Quel tiglio esiste ancora a Vittaryd, in Svezia.

Come è fatto un nome scientifico: genere e specie

Un nome scientifico è composto da due parole, in latino:

  • la prima parola indica il genere, si scrive con la maiuscola ed è uguale per tutte le specie che condividono caratteristiche principali (es. Abies, Quercus, Rosa)
  • la seconda parola indica la specie, si scrive in minuscolo ed è più specifica (es. alba, grandis, koreana)

Per esempio, Abies alba è l’abete bianco: Abies è il genere, alba la specie. Il genere si scrive sempre con la maiuscola, la specie sempre in minuscolo. Entrambe le parole vanno in corsivo o sottolineate quando si scrivono a mano.

Diverse specie dello stesso genere hanno caratteristiche comuni, ma non possono riprodursi tra loro.

Famiglia, genere e specie: la gerarchia dei nomi

Il nome scientifico non è isolato: fa parte di una gerarchia. La famiglia raggruppa più generi e si riconosce perché termina in -aceae (es. Fagaceae, Pinaceae, Rosaceae). All’interno di ogni famiglia ci sono diversi generi, e dentro ogni genere diverse specie.

La famiglia si basa sulla conformazione di fiori, frutti e parti vegetative. Negli ultimi anni, l’analisi del DNA ha portato a molte revisioni: per esempio, il genere Sansevieria non esiste più come lo conoscevamo, perché è stato accorpato a Dracaena.

Sottospecie, varietà e cultivar: le differenze

Oltre a genere e specie, il nome scientifico può contenere altre indicazioni. Non sempre sono obbligatorie, ma è utile riconoscerle.

Sottospecie (ssp.)
indica individui della stessa specie con variazioni troppo piccole per essere considerati una specie separata. Si scrive ssp. seguito da un nome in minuscolo.
Varietà (var.)
indica una variazione all’interno della specie, un raggruppamento ancora più ristretto. Si scrive var. seguito da un nome in minuscolo. È fuori dal sistema tassonomico ufficiale, ma viene comunemente citata.
Cultivar
indica una varietà coltivata, selezionata per un aspetto particolare (colore, portamento, forma). Si scrive tra due apici semplici, per esempio Rosa ‘Iceberg’.
Forma
indica variazioni secondarie e sporadiche, come un colore del fiore diverso dal solito. È considerata una sottocategoria della varietà.

La lettera L. dopo il nome: cosa significa

Dopo il nome scientifico compare spesso una lettera o una sigla: per esempio Pinus sylvestris L., 1753. La “L.” sta per Linneo: indica che fu lui a descrivere per primo quella specie con quel nome.

Non è un dettaglio decorativo: serve a distinguere chi ha pubblicato per primo il nome valido. Se dopo il nome c’è un’altra lettera o sigla, indica un autore diverso.

Come leggere un nome scientifico su un’etichetta

Quando si legge l’etichetta di un vivaio o una scheda botanica, basta seguire l’ordine:

  1. la prima parola è il genere (maiuscola)
  2. la seconda è la specie (minuscolo)
  3. se c’è ssp., var. o un nome tra apici, è un dettaglio in più
  4. la sigla finale (come L.) indica chi ha descritto la specie

Con un po’ di pratica, il nome scientifico smette di sembrare una lingua straniera e diventa uno strumento utile per riconoscere le piante e prendersene cura nel modo giusto.