Quando si parla di piante si sentono spesso nomi come “rosmarino”, “geranio” o “margherita”. Sono comodi, ma non sempre bastano: lo stesso nome comune può indicare piante diverse in regioni diverse, e piante identiche possono avere nomi comuni che non si assomigliano per niente. Il nome scientifico, invece, è lo stesso in Italia, in Cina o in Brasile.
Questo articolo spiega come è fatto un nome scientifico e come si legge: quali parole contano, quali si possono ignorare e perché a volte compare una lettera misteriosa come “L.” dopo il nome.
Perché il nome scientifico è più utile del nome comune
I nomi comuni cambiano da luogo a luogo: la stessa pianta può essere chiamata in modi diversi in due regioni vicine, e due piante diverse possono condividere lo stesso nome. Il nome scientifico, invece, è unico e universale: la nomenclatura botanica è l’unico sistema di classificazione riconosciuto in tutto il mondo.
Per chi coltiva, cercare il nome scientifico è spesso l’unico modo per essere sicuri di comprare o curare la pianta giusta.
Chi ha inventato il nome scientifico delle piante
Il sistema dei nomi scientifici si deve a Carlo Linneo, medico e botanico svedese nato nel 1707 e morto nel 1778. Nel 1753 Linneo introdusse la nomenclatura binomiale, basata sull’idea di dare a ogni specie due nomi: uno per il genere e uno per la specie.
Una curiosità: il cognome Linnaeus deriva dal tiglio (in dialetto svedese “lind”), l’albero che cresceva vicino a casa sua. Il padre di Linneo cambiò il cognome ispirandosi proprio a quell’albero. Quel tiglio esiste ancora a Vittaryd, in Svezia.
Come è fatto un nome scientifico: genere e specie
Un nome scientifico è composto da due parole, in latino:
- la prima parola indica il genere, si scrive con la maiuscola ed è uguale per tutte le specie che condividono caratteristiche principali (es. Abies, Quercus, Rosa)
- la seconda parola indica la specie, si scrive in minuscolo ed è più specifica (es. alba, grandis, koreana)
Per esempio, Abies alba è l’abete bianco: Abies è il genere, alba la specie. Il genere si scrive sempre con la maiuscola, la specie sempre in minuscolo. Entrambe le parole vanno in corsivo o sottolineate quando si scrivono a mano.
Diverse specie dello stesso genere hanno caratteristiche comuni, ma non possono riprodursi tra loro.
Famiglia, genere e specie: la gerarchia dei nomi
Il nome scientifico non è isolato: fa parte di una gerarchia. La famiglia raggruppa più generi e si riconosce perché termina in -aceae (es. Fagaceae, Pinaceae, Rosaceae). All’interno di ogni famiglia ci sono diversi generi, e dentro ogni genere diverse specie.
La famiglia si basa sulla conformazione di fiori, frutti e parti vegetative. Negli ultimi anni, l’analisi del DNA ha portato a molte revisioni: per esempio, il genere Sansevieria non esiste più come lo conoscevamo, perché è stato accorpato a Dracaena.
Sottospecie, varietà e cultivar: le differenze
Oltre a genere e specie, il nome scientifico può contenere altre indicazioni. Non sempre sono obbligatorie, ma è utile riconoscerle.
- Sottospecie (ssp.)
- indica individui della stessa specie con variazioni troppo piccole per essere considerati una specie separata. Si scrive ssp. seguito da un nome in minuscolo.
- Varietà (var.)
- indica una variazione all’interno della specie, un raggruppamento ancora più ristretto. Si scrive var. seguito da un nome in minuscolo. È fuori dal sistema tassonomico ufficiale, ma viene comunemente citata.
- Cultivar
- indica una varietà coltivata, selezionata per un aspetto particolare (colore, portamento, forma). Si scrive tra due apici semplici, per esempio Rosa ‘Iceberg’.
- Forma
- indica variazioni secondarie e sporadiche, come un colore del fiore diverso dal solito. È considerata una sottocategoria della varietà.
La lettera L. dopo il nome: cosa significa
Dopo il nome scientifico compare spesso una lettera o una sigla: per esempio Pinus sylvestris L., 1753. La “L.” sta per Linneo: indica che fu lui a descrivere per primo quella specie con quel nome.
Non è un dettaglio decorativo: serve a distinguere chi ha pubblicato per primo il nome valido. Se dopo il nome c’è un’altra lettera o sigla, indica un autore diverso.
Come leggere un nome scientifico su un’etichetta
Quando si legge l’etichetta di un vivaio o una scheda botanica, basta seguire l’ordine:
- la prima parola è il genere (maiuscola)
- la seconda è la specie (minuscolo)
- se c’è ssp., var. o un nome tra apici, è un dettaglio in più
- la sigla finale (come L.) indica chi ha descritto la specie
Con un po’ di pratica, il nome scientifico smette di sembrare una lingua straniera e diventa uno strumento utile per riconoscere le piante e prendersene cura nel modo giusto.